Lettera a Marco Travaglio

Lettera a Marco Travaglio

Roma, 14 gennaio 2026

Gentile dottor Travaglio,

Nel suo intervento a La7 di ieri sera, lei ha giustificato il silenzio dell’opposizione sulla questione iraniana, con retoriche che riducono la manifestazione alla sola funzione di pressione sull’esecutivo, come se il suo significato si esaurisse nella capacità di ottenere un’azione immediata dal governo.

È mia opinione che lei abbia commesso un grave errore, e abbia smascherato con poche frasi l’inconsistenza della sinistra italiana. 

La manifestazione ha la funzione primaria di rompere l’indifferenza. Ridurla a mero strumento di protesta contro il governo significa svuotarla del suo significato politico più importante: costruire cultura civica, coscienza collettiva, capacità di prendere posizione. In un momento storico in cui l’informazione è arma pervasiva e nichilista, si rende essenziale opporsi all’anestesia del pensiero critico e riaffermare i valori fondanti di libertà e democrazia.

L’argomento che l’Iran sia già sanzionato e quindi manifestare perda di significato sposta il senso della manifestazione dal principio alla contingenza. La difesa dei diritti, quando subordinata all’assenza di costi politici, non costituisce una presa di posizione, ma una forma di strumentalizzazione e una rinuncia alla responsabilità morale.

Quanto ancora dovremo aspettare un partito dalla morale non in vendita, che si autodetermini, e non viva per mera contrapposizione?

Quella della rivolta in Iran è un’occasione mancata per la sinistra per rivendicare la sua identità politica. Senza scelte coerenti e valori chiari, essa rimarrà confinata a schieramento di opposizione.

Lei ieri sera ha mostrato di non essere diverso da coloro che critica. 

Saluti,

Susanna Baldo

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